Politica monetaria in Italia

All'inizio degli anni '80, la Banca Centrale d'Italia alzò il suo tasso di interesse alla cifra record di 19,0%, in modo da combattere l'alto tasso di inflazione. Dopo questa modificazione, vista come un punto fondamentale nell'evoluzione della politica monetaria del Paese, il tasso di inflazione diminuì costantemente. Politiche monetarie decise vennero condotte durante gli anni '90 e portarono ad una diminuzione ulteriore del tasso di inflazione, fino al raggiungimento dell'1,8% nel 1998.

La Banca Centrale d'Italia è completamente separata dall'apparato governativo e deve sottostare alle regole imposte dalla Banca Centrale Europea, normative identiche per tutte le nazioni facenti parte dell'Unione Europea. L'obiettivo principale di queste normative è quello di proteggere la valuta comune.

La Banca d'Italia, come parte del sistema europeo, aiuta a disegnare la politica monetaria dei Paesi appartenenti alla zona euro. L'obiettivo principale del sistema europeo è la stabilità dei prezzi. Per raggiungere una stabilità dei prezzi, la Banca Centrale Europea controlla i tassi di interesse sul breve periodo. Cambiamenti nei tassi di interesse, permettono al sistema bancario di gestire al meglio le necessità finanziarie.

Nel 2014, la Banca Centrale Europea ha ridotto il tasso ufficiale d'interesse, introducendo un tasso negativo di deposito. L'impatto di queste decisioni inerenti alla politica monetaria, sull'economia italiana, dovrebbero essere osservate nel breve periodo.