Politica fiscale in Italia

In seguito agli anni di crisi, l'economia italiana ha dovuto affrontare un grande cambiamento sotto l'aspetto fiscale. La nazione abbandonò nel 2012 l'Excessive Deficit Procedure dell'Unione Europea, Quando il suo deficit arrivò 3,0% del PIL. L'Italia ha la necessità di mantenere il suo deficit sotto la soglia del 3.0%, dato che si tratta di uno dei criteri fondamentali imposti dall'Unione Europea, conosciuti come i parametri di Maastricht. Nel 2013 le cifre hanno fatto registrare un deficit di 4,6%, un numero ripetuto durante i tre precedenti anni. Il bilancio italiano aveva registrato un deficit negativo in una sola occasione fin dal 1995, durante il 2009. Nel 2012, la nazione raggiunse un surplus primario pari al 2,5% del PIL, uno dei più alti surplus nella zona euro. Questo bilancio altamente positivo è stato la chiave per aumentare la fiducia della gente.

Nonostante i cambiamenti a livello fiscale, in grado di riposizionare il bilancio fiscale su numeri accettabili, il debito governativo percentuale rispetto al PIL, ha fatto registrare numeri sopra il 100% fin dal 1991, seguendo una tendenza che lo ha portato a crescere costantemente fin dal 2004. Nel 2013, il debito nazionale arrivò al 132.6% del PIL, trattandosi del secondo debito pubblico più grande tra i Paesi della zona euro, e il quinto più grande livello mondiale. I dubbi inerenti alla sostenibilità del debito italiano diedero luogo a un declassamento, del tasso di debito nazionale nel corso degli ultimi tre anni, secondo tre agenzie di rating: Standard and Poor’s, Moody’s e Fitch. Il rischio legato al debito nazionale raggiunse livelli record nel novembre 2011. In ogni caso, nel settembre 2012 iniziarono a vedersi segnali positivi, dopo che la Banca Centrale Europea (ECB) annunciò lo schema Outright Monetary Transactions (OTM). Più recentemente, l'Unione Europea ha intimato al Governo italiano l'avvio di riforme strutturali ed economiche necessarie per bilanciare gli eccessivi squilibri macroeconomici a livello nazionale.